Il mondo piange la morte di chi per i credenti è Dio in terra ed attende con speranza il successore.

di Dino Frambati

Direttore “La Nuova Scelta”

Il Vaticano, il Papato, costituiscono riferimenti della vita civile per la nostra società che vanno al di là di ogni credo e/o filosofia. Punti di riferimento cui guarda il mondo che superano ogni barriera culturale e la cui voce risuona moralmente così alta da avere il potere di determinare la storia, spostare interi momenti di vita.
Per questo, al di là di ogni convinzione e credo di qualunque tipo, un Papa che muore come uno che verrà, fermano per qualche momento il pianeta.
Si abbia Fede o no, la predicazione del bene e l’aspirazione quasi ossessiva dell’uomo di capire da dove viene, dove va, come muta il mondo, quale genetica fa agire l’essere umano o quali sono i meccanismi perfetti di spazio, tempo, mutazioni delle stagioni, giorno e notte, sono aneliti irrefrenabili di ciascuno di noi.
E per quanto rappresenta un  Papa, la sua morte crea emozione in tutti.
Accade in questi giorni con l’eco vastissima della fine della vita terrena di un Papa buono, che farà storia nell’attesa carica di speranza, che lo Spirito Santo assista ed illumini i cardinali che dovranno far uscire dal Conclave, con rito antico, suggestivo e quanto mai importante, una nuova figura di successore di Pietro.


Il compito di Papa Bergoglio non era facile, dopo due grandi Papi come Giovanni Paolo II, capace di mutare il senso della storia e dare alla Chiesa un’importanza enorme e di peso nelle decisioni anche laiche dei potenti. E Benedetto XVI, sommo teologo e illuminato pastore di anime, straripante di sapienza e intelletto.
Francesco pareva un sacerdote di portata planetaria ma che, nella percezione comune, poteva essere percepito come il parroco globale della Chiesa cattolica.
E forse davvero così è stato.
Presuntuoso e difficile però per un giornalista pur ricco dell’orgoglio di militanza cattolica e di aver firmato sulle maggiori testate nazionali di tale ispirazione da oltre 40 anni, scrivere in qualche modo su un Papa ed un papato. Ma è invece segno di incontenibile emozione narrare di quanto prova l’uomo-giornalista che è credente ed ha avuto il privilegio di scambiare parole con Francesco, così come con altri Papi.
A lui mi avvicinai con grande emozione, consapevole che il momento che faceva parte di quelli indimenticabili nella vita.
Emozione, titubanza e devozione di figlio che si accosta con rispetto al padre, che la sua stretta di mano, l’ascolto interessato alle mie parole, trasformarono immediatamente in dolce colloquio.


Quello era Papa Bergoglio, uno di noi; quello con cui ti saresti fermato a parlare di tutto, come ad un amico di vecchia data.
L’ho rivisto da vicino il 25 gennaio a Roma, Aula Paolo VI e Giubileo della Comunicazione. Era in carrozzina, appesantito dalla staticità forzata, alla vigilia di un lungo ricovero. Nei suoi occhi il senso di chi vive la missione fino a non pensare a se ma agli altri, anche se il prezzo umano di fatica pagato è altissimo.
Un uomo che soffriva e si vedeva, ma amava e l’amore era più forte di ogni personale cautela.
E’ morto il giorno dopo Pasqua dell’anno giubilare 2025. Quasi a voler lasciare al Cristo Risorto tutta la grande scena della maggiore e più esaltante festa cristiana.
Sarà sepolto in Santa Maria Maggiore, Basilica papale a due passi dall’hotel dove ho alloggiato fino al mese scorso e per tanti anni a Roma. Chiesa adornata dall’oro che il genovese Cristoforo Colombo portò dall’America.
Giustamente l’Italia starà 5 giorni in lutto nazionale. Giusto per la nostra cultura cattolica, con l’orgoglio non da poco che, seppur Stato autonomo, il Vaticano, centro planetario del cattolicesimo, è geograficamente nel nostro territorio.
Lascio ai colleghi esperti vaticanisti le notizie; come giornalista, oggi, preferisco comunicare commozione ed emozione.

Condividi questo articolo:

Altre notizie di SO.CREM

Call Now Button